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Di Sabrina Amalfitano

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l lemuri volanti

I colughi o “lemuri volanti” vivono sulle cime degli alberi delle foreste equatoriali dove volteggiano elegantemente da ramo a ramo. Nella realtà dei fatti, essi non sono lemuri, e non volano (poiché gli unici mammiferi effettivamente volanti sono i pipistrelli); sono mammiferi classificati in un ordine di cui sono gli unici rappresentanti: i Dermotteri. Si tratta di mammiferi di medie dimensioni, erbivori, dotati di un'ampia membrana (patagio), che rende possibile grandi salti “a volo planato” da un albero all'altro. Questi animali, così come scoiattoli e pesci volanti, dimostrano come sia potuta evolversi la capacità di volo in diverse linee evolutive: prima attraverso un volo planato e poi rendendo l’animale capace di vincere la forza di gravità.

Recenti studi hanno stabilito che i parenti più prossimi del colugo, siano proprio i primati. I ricercatori hanno analizzato quasi duecentomila sequenze geniche presenti sia nei primati sia in colughi; quindi hanno confrontato i tratti di DNA degli animali che presentavano mutazioni genetiche rare. Due specie che presentano le stesse insolite mutazioni genetiche, infatti, hanno maggiori probabilità di avere un antenato in comune e un più stretto grado di parentela. Sette di queste variazioni sono state individuate sia nei colughi sia nei primati, ciò assicura i colughi nella posizione di specie geneticamente più affine ai primati.

Le specie esistenti dei colughi sono le due seguenti: il colugo delle Filippine e quello della Malaysia. Il patagio, caratteristico del colugo, si estende dal collo, lungo i fianchi dell'animale, fino alla punta delle dita e della coda e, quando è distesa, agisce da paracadute nel momento in cui il colugo, dalla cima degli alberi, plana verso il basso; è più ampio di quello di altri animali con capacità analoghe, nei quali è teso soltanto tra gli arti anteriori e posteriori e non ricopre la coda. Le dimensioni del colugo sono paragonabili a quelle di un gatto domestico, anche se la specie della malaysia è leggermente più grande. La pelliccia della femmina, grigia e ricoperta di chiazze chiare, aiuta a mimetizzare l'animale sulla corteccia degli alberi, mentre quella del maschio è bruno-rossiccia.

Nell'habitat delle foreste equatoriali del Sud-Est asiatico trovano cibo nella fitta vegetazione degli alberi e riescono a sfuggire ai predatori che si aggirano al suolo, muovendosi rapidamente da un tronco all'altro. I colughi si spostano compiendo lunghi “voli” che possono raggiungere i 130 m, perfettamente controllati e durante i quali perdono al massimo 10 m di quota, grazie al fatto che i loro arti sono di uguale lunghezza e la membrana che li ricopre li fa funzionare come veri e propri alianti; sono dotati inoltre di zampe forti ed appuntite con le quali possono afferrarsi saldamente ai tronchi egli alberi su cui planano.

Il colugo si arrampica sugli alberi ed una volta raggiunta la cima, prima di gettarsi  nel vuoto, ispeziona la foresta; nella fitta vegetazione di una foresta delle zone temperate sarebbe impossibile planare, ma gli alberi delle foreste equatoriali sono altissimi, e c'è molto spazio tra essi ed il suolo, dove poter volare. Il colugo non scende quasi mai al suolo poiché la lentezza dei movimenti lo rende vulnerabile a qualsiasi predatore. Sono animali notturni ed abitudinari, poiché designano il percorso da fare, selezionando quasi sempre gli stessi alberi su cui atterrare dopo il “volo”. Sono dotati di occhi molto grandi e di vista acuta, elementi indispensabili per giudicare le distanze; a differenza di altri mammiferi il loro intestino crasso è più lungo del tenue e hanno un grosso stomaco che permette loro di digerire una grossa quantità di foglie, che strappano con la lingua. Si procurano l'acqua leccandola dalle foglie e dai tronchi cavi, evitando cosi di scendere al suolo.

I colughi si  accoppiano tra gennaio e marzo ed il loro periodo di gestazione dura all'incirca 2 mesi.  Il parto gemellare è estremamente raro poiché la femmina è in grado di allattare un solo cucciolo alla volta. Anch'essi, come i marsupiali alla nascita non sono completi, essendo il piccolo un terzo della lunghezza della madre, viene messo in una tasca che la madre fa ripiegando il patagio appena sotto la coda. Nel momento del volo, il piccolo si attacca al suo capezzolo, e si aggrappa alla pelliccia. Nonostante la crescita completa del pelo, rimane attaccato alla madre per parecchio tempo. L'uomo è il pericolo peggiore per questo animale così particolare: nelle piantagioni di cocco e di gomma viene ucciso poiché considerato un divoratore delle coltivazioni ed è anche preda di caccia delle popolazioni locali che ne usano la carne e la pelliccia. Inoltre le foreste tropicali del Sud-Est asiatico vengono costantemente abbattute per far posto alle coltivazioni e per esportarne il legname in occidente. Finora  ne il colugo delle Filippine, e quello della Malaysia sono specie in pericolo ma, poiché il loro habitat si riduce, anche il loro numero potrebbe cominciare presto a diminuire.

 Fonti:- “Gli animali” grande enciclopedia illustrata, istituto geografico De Agostini. “Focus.it”

 

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