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Di Gennaro Lettieri

 

La riduzione delle api

Negli ultimi decenni persiste una problematica che attanaglia gli scienziati di tutto il mondo, il così detto CCD o Colony Collapse Disorder (sindrome dello spopolamento degli alveari),

fenomeno che consiste nella perdita di api operaie adulte di una colonia. Il CCD si è presentato per la prima volta nel 1993, negli USA. Gli apicoltori americani si ritrovarono con intere arnie completamente vuote di api operaie. Gli studi e le ricerche effettuate all’epoca non portarono a nessun tipo di risultato e la vicenda finì in parte nel dimenticatoio. Nel 2006 il CCD si ripresenta sia negli USA che in Europa, lasciando dietro di se intere colonie di api vuote e senza nessuna traccia di infestazioni da parassiti o api morte nei campi agricoli.

Dal 2006 sono partite continue ricerche volte a portare alla luce le vere cause di questa moria di api. Sono molti gli indagati, si va dagli OGM alle antenne per cellullari, frammentazione degli habitat, pesticidi e parassiti. Nonostante però l’impegno da parte degli scienziati, tutte le ricerche che sostengono queste tesi si dimostrano inconcludenti e le prove scientifiche carenti. Le uniche ipotesi più convincenti sono quelle che vedono come colpevoli di queste morie il parassita Varroa Destructor e i  pesticidi  utilizzati in campo agricolo.

Il Varroa Destructos è un acaro parassita che si attacca alle api e le indebolisce, inoltre può trasmettere agenti virali portando le api alla morte. Un’infestazione di questo acaro può portare alla morte un’intera colonia. Ciò farebbe pensare che questo acaro sia il responsabile, ma secondo gli scienziati così non è. Anche se il Varroa Destructor ha un elevata velocità di diffusione non è considerato come il colpevole di tutte queste morie di api sparse per il mondo. Se l’acaro non è il responsabile, di chi è la colpa? Cosa porta alla morte milioni di api? Di recente una ricerca tutta europea, una delle più accurate mai effettuate, ha in parte quantizzato quelli che sono i numeri di questa problematica. Sono stati analizzati ben 32.000 colonie di api sparse per l’Europa e quello che ne è emerso è stato definito “un’ecatombe”: Belgio 33.6% di mortalità;Gran Bretagna 29% di mortalità; Italia 5% di mortalità.

Questa elevata mortalità, secondo i ricercatori, è imputabile ai pesticidi e con precisione, ai neonicotinoidi contenuti in essi. Infatti, da studi effettuati in anni passati, i neonicotinoidi sono dannosi per le api anche in quantità molto piccole, in quanto danneggiano la memoria a lungo termine delle api impedendogli di ritornare all’alveare. A questo punto delle ricerche i pesticidi sembrano essere i più probabili autori di questa moria di api, ma come affermato da Daniele Daffonchio, prof. Di microbiologia agraria presso l’universitò di Milano, «gli studi evidenziano chiaramente l’effetto negativo dei neonicotinoidi. E’ necessario però approfondire meglio i meccanismi della moria e il ruolo dei pesticidi» aggiungendo poi, che astenersi dall’usare determinati pesticidi non può che far bene. In conclusione però, secondo gli scienziati, non sarebbero solo i pesticidi a causare le morti di api, ma una serie di fattori che vanno ad intaccare l’ecosistema di questi animali. In soccorso delle api ci sono numerose campagne di sensibilizzazione come la Bee Active!  in Italia e le ricerche per la salvaguardia delle api effettuate dall’EFSA in tutta Europa. Questi imenotteri svolgono un ruolo importantissimo in natura, impollinando circa il 70% delle piante che danno frutti che poi noi umani mangiamo, quindi è un nostro diritto e dovere salvaguardarle e assicurarci il loro benessere. Citando un professore/ricercatore di Zoologia dell’università di Napoli Federico II, «No api, No party.»

EFSA sta per European Food Safety Authority (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare), è un’agenzia europea fondata nel 2002 a Parma ed offre consulenze scientifiche. Tra i diversi progetti dell’EFSA vi è anche la tutela e salvaguardia delle api. L’EFSA contribuisce in diversi settori quali i pesticidi, OGM, salute e benessere degli animali, raccogliendo dati ed effettuando valutazioni scientifiche. Vi sono diverse unità scientifiche, ognuna dei quali responsabile di diversi settori. Tra queste unità è presente anche l’Unità pesticidi, responsabile di analisi sui diversi tipi di pesticidi e sul loro impatto per gli animali e l’ecosistema in generale.

Articolo tratto da Focus.it & efsa.europa.eu/it

 

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