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Andrea Micillo

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Quando uno scimpanzé scopre cibo che in genere non si trova nel suo habitat ne raccoglie quanto più possibile per farne scorta, usando

le mani per trasportarlo e alzandosi in piedi. Ma se fosse stata proprio questa necessità a favorire la selezione del bipedismo negli “antenati degli uomini”? A sostenere questa tesi è un gruppo di ricercatori dell'Università di Cambridge, che ha studiato il comportamento di foraggiamento di un gruppo di scimpanzé della foresta di Bossou, in Guinea, in relazione alla diversa disponibilità di cibo.

Come descritto nello studio pubblicato su “Current Biology”, i ricercatori hanno dato alle scimmie due tipi di frutti: noci della palma da olio, abbondante in foresta, e noci di cola, assai più rare.

Manipolandone le quantità, i ricercatori hanno osservato che in presenza della noce di cola gli scimpanzé adottavano una postura bipede con una frequenza quattro volte maggiore rispetto a quanto accadeva se potevano raccogliere solo la noce della palma da olio.

In questo modo, riuscivano a trasportare più del doppio dei frutti del normale. Lo stesso tipo di dato è emerso dalle osservazioni raccolte seguendo un altro gruppo di scimpanzé durante le spedizioni di foraggiamento. Anche in questo caso, infatti, alzarsi in piedi (comportamento rilevato il 35% delle volte) permetteva di trasportare più cibo rispetto a quanto possibile con la locomozione quadrupede. In altre parole, le scimmie sceglievano il bipedismo per ottimizzare costi e benefici legati al trasporto e consumo di risorse rare e per questo preziose.

Gli scimpanzé offrono un modello delle condizioni ecologiche che possono aver spinto i nostri antenati ad iniziare a camminare su due gambe, spiega un ricercatore della George Washington University.

L'ipotesi è che la variabilità nella disponibilità delle risorse alimentari abbia favorito l'emergere di nuovi comportamenti come il bipedismo, e quando questo comportamento si dimostrò efficace per monopolizzare risorse di qualità, allora la selezione deve aver spinto per il suo definitivo affermarsi.

Tratto da “Le Scienze”, maggio 2012

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