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Lubreto Denise

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La biodiversità non diminuisce

Il 17 per cento delle popolazioni animali nelle foreste pluviali di America centrale e meridionale, Africa e Sud-Est asiatico è cresciuto numericamente. A dimostrazione di quanto siano importanti le aree protette. La stessa ricerca, una novità assoluta per l’Europa, è stata applicato in Italia nel Parco dell'Adamello Brenta. La mania dello scatto fotografico dilaga anche nei luoghi più impenetrabili del Pianeta. Questa volta però i protagonisti non sono essere umani in preda a smanie narcisistiche ma animali del tutto inconsapevoli, con uno scopo davvero a fin di bene. L’obiettivo è valutare lo stato della biodiversità in territori sottoposti a tutela. Gli esseri umani stanno attualmente guidando numerose specie animali verso l'estinzione, la perdita di specie è particolarmente elevata nelle regioni tropicali, dove vivono la maggior parte delle specie e in cui le minacce alla biodiversità sono gravi. Fortunatamente, secondo il più grande e capillare studio mai realizzato a livello internazionale, grazie anche al monitoraggio con le foto-trappole, la biodiversità nelle aree protette della fascia tropicale sta meglio di quanto si creda. La ricerca, che ha visto coinvolto anche il Museo delle scienze di Trento (Muse), che dal 2009 gestisce il primo sito della rete in Africa, nei monti Udzungwa della Tanzania, è stata pubblicata il 19 gennaio su Plos Biology. Il Tropical Ecology Assessement and Monitoring Network (Team), avviato nel 2002 da Conservation International, ha tenuto sotto controllo ben 551 popolazioni di 244 specie tra mammiferi e uccelli in quindici aree protette delle regioni tropicali di America centrale e meridionale, Africa e Sud-Est asiatico. Un’analisi monumentale perché si è trattato di analizzare un numero impressionante di immagini scattate da oltre mille foto-trappole disseminate nei posti più nascosti e inaccessibili: qualcosa come 2 milioni e mezzo di fotografie e fermo-immagine. È importante sottolineare che i risultati sono pubblicamente disponibili (wpi.teamnetwork.org), in modo che chiunque può monitorare le tendenze della popolazione in queste aree protette. In questo modo possono essere raccolti dati sulla biodiversità a livello globale, condividendoli apertamente . In questo modo, per la prima volta, la conservazione della biodiversità può essere oracsulla base di una valutazione quasi in tempo reale delle tendenze demografiche che sono imparziali e sensibili al cambiamento demografico. Tutto ciò può essere facilmente esteso a governi e organizzazioni con interessi acquisiti nel monitoraggio della fauna selvatica. Il risultato è che nel periodo di studio il 17% delle popolazioni animali monitorate è cresciuto numericamente, il 22% è rimasto costante e il 22% ha avuto un calo (per il restante 39% i dati erano insufficienti). Il numero e la distribuzione delle specie in queste aree non ha subito un declino durante l’arco di tempo preso in esame, suggerendo quindi che la biodiversità non si è ridotta nonostante altre indagini riportino un forte declino di specie nelle aree protette di foresta tropicale. La ricerca non ha considerato aree di foresta tropicale non protette, che potrebbero avere tassi maggiori in termini di declino di specie, a causa delle differenze nella gestione, e potrebbero essere minacciate da una maggiore pressione antropica.

 

Bibliografia

Beaudrot et al (2016) Standardized Assessment of Biodiversity Trends in Tropical Forest Protected Areas: The End Is Not in Sight. PLOS Biology | DOI:10.1371/journal.pbio.1002357 January 19, 2016.

 

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