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Spasiano Teresa

 

Cefalopodi e fotosensibilità

La maggior parte delle specie della classe dei cefalopodi presenta sulla propria pelle dei cromatofori, cellule che contengono granuli di pigmenti, che contraendosi ed espandendosi per effetto di impulsi inviati dal sistema nervoso  producono variazioni di colore, soprattutto per motivi mimetici, protettivi e comunicativi. Desmond Ramirez e Todd Oakley dell’ University Of Californa (Santa Barbara, USA) hanno studiato come ,in particolare i polpi, raccolgano informazioni sull’ambiente circostanze attraverso i loro occhi. Analizzando la pelle di alcuni calamari e polpi, hanno scoperto come la pelle di questi cefalopodi reagisse alla luce senza alcun tipo di stimolo da parte del cervello o degli occhi. Hanno raccolto varie biopsie sulla pelle di una specie di polpo in particolare, Octopus bimaculoides:  essi colpivano il tessuto con una luce bianca ed erano impressionati dal fatto che quando questo veniva colpito dalla luce, i cromatofori si contraevano cambiando il colore della pelle e si rilassavano quando invece la luce veniva spenta, ritornando alla tonalità iniziale. Allora, hanno verificato l’effettiva lunghezza d’onda utile ai cromatofori per espandersi  e così cambiare il colore della pelle da viola ad arancione, ottenendo un valore di 480nm, che è pari alla lunghezza d’onda che permette di percepire il blu, colore a cui l’occhio del polpo risponde in maniera più forte. Ciò ha rivelato una certa sensibilità della pelle in relazione a lunghezze d’onda differenti; i ricercatori hanno chiamato il  sistema dei polpi per calcolare l’intensità della luce Light Activated Chromatophore Expansion ( LACE). Hanno riscontrato che la causa principale di questo fenomeno è da ricercarsi nella presenza di rodopsine, proteine appartenenti alla famiglia delle opsine, solitamente prodotte nell’occhio e sensibili alla luce. Nei cromatofori infatti, sembrano manifestarsi gli stessi meccanismi che avvengono negli occhi. Altri ricercatori dell’University Of Maryland (Alexandra Kingston, Tom Cronin e R. Hanlon)  hanno riscontrato le stesse presenze nei cromatofori  di altre specie di calamari e seppie. E’ quindi possibile che nei cefalopodi le stesse strutture, che mostrano una risposta comportamentale ad alcuni stimoli, siano fotosensibili?

Bibliografia:

Ramirez, M. D. and  Oakley, T. H. (2015). Eye-independent, light-activated chromatophore expansion (LACE) and expression of phototransduction  genes in the skin of Octopus bimaculoides. J. Exp. Biol. 218, 1513-1520.

Kingston, A. C. N., Kuzirian, A. M., Hanlon, R. T. and Cronin, T. W. (2015).Visual phototransduction components in cephalopod chromatophores suggest dermal photoreception. J. Exp. Biol. 218, 1596-1602.

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