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In determinate circostanze, può accadere che un  aspetto funzionale, diventando superfluo viene eliminato. Si tratta del cosiddetto fenomeno di evoluzione regressiva a carico del carattere. Tale fenomeno è riscontrabile nei pesci  messicani del genere Astyanax; questi  si trasferirono dal corso d’acqua in cui vivevano a uno specchio d’acqua sotterraneo. Per adattarsi al nuovo ambiente, il pesce perse la pigmentazione e sviluppò un sofisticato sistema sensoriale per individuare le prede, rilevando le minime variazioni della pressione dell’acqua. Ma ciò che è ancora più sorprendente fu la perdita della vista. L’assenza della vista, inoltre, è considerata un tratto adattivo vantaggioso. Per il pesce messicano, mantenere un apparato sensoriale complesso è inutile e dispendioso dal punto di vista metabolico. Per questo perdere gli occhi è un adattamento evolutivo all’ambiente. Nella visione classica dell'evoluzione, il patrimonio genetico di ogni specie va incontro a mutazioni casuali che producono nuovi caratteri, poi la selezione naturale favorisce la sopravvivenza dei caratteri più adatti, trasmettendoli alle generazioni successive. Questo meccanismo è però estremamente lento: forse troppo per gli organismi che devono affrontare condizioni ambientali in rapida mutazione. L'ipotesi di alcuni evoluzionisti è quindi che qualche altro meccanismo consenta una risposta adattativa molto più veloce.
Sulla rivista “Science”, Nicolas Rohner della Harvard Medical School di Boston e colleghi di una collaborazione statunitense dimostrano che questo peculiare processo evolutivo, osservato nella specie Astyanax mexicanus - un piccolo pesce di acqua dolce che vive nel Messico nordorientale - si deve a una proteina denominata HSP90, presente in notevoli quantità nella cellula in condizioni normali. In condizioni di stress fisiologico invece i suoi livelli calano drasticamente: la diminuita attività della molecola permette alle variazioni fenotipiche di manifestarsi rapidamente. Secondo gli autori, è la prima dimostrazione sperimentale dell'esistenza della cosiddetta variabilità genetica permanente, che permette agli organismi di adattarsi rapidamente agli stress ambientali.
 “La chiave molecolare di tutto il processo è il ripiegamento delle proteine di regolazione genica”, ha spiegato la Lindquist. “Moderate variazioni ambientali influenzano l'attività della HSP90, che a sua volta governa il ripiegamento di molti fattori di regolazione genica: per questo la HSP90 può essere considerata un importante fulcro di trasformazioni evolutive”.

Tratto da “Le Scienze”, dicembre 2013

 

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