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Laboratorio di Etologia Canina

Nell’ultimo decennio le ricerche scientifiche hanno rivoluzionato il modo di vedere il cane attribuendogli elevatissime capacità cognitive e scoprendo inaspettate abilità comunicative, che talvolta superano anche quelle dei primati. Sulla scia di queste scoperte il laboratorio di etologia canina si occupa di studiare questi aspetti mediante l’uso di protocolli etologici consolidati e la strutturazione di nuovi protocolli. Inoltre, ci si occupa di studiare il tipo di relazione che si instaura tra il cane e l’uomo, in particolare in seguito al loro differente sviluppo ontogenetico, come l’educazione a compiere un determinato lavoro.

Per tali attività sono richieste forti motivazioni. Inoltre, sono richieste conoscenze statistiche e informatiche di base.

OBIETTIVO 1: Il legame di attaccamento cane/uomo nei cani per il salvataggio nautico.

 I cani adulti si comportano come dei cuccioli di uomo (Pettersson et al., 2011), formando con il loro compagno umano un legame di attaccamento simile a quello che si forma tra i bambini e i genitori (Topàl et al., 1998; 2005; Prato Previde et al., 2003; Palmer and Custance, 2008; Valsecchi et al., 2010), il quale presuppone la dipendenza di uno dei due soggetti dall’altro. Tra uomo e cane il legame di attaccamento potrebbe essersi sviluppato grazie alla particolare predisposizione dell’uomo alla cura della prole e alle caratteristiche fisiche e comportamentali giovanili del cane, che richiamerebbero il comportamento infantile e che, pertanto, porterebbero le persone a considerare il proprio cane come un membro della famiglia (Voith, 1985; Askew, 1996). Lo sviluppo ontogenetico del cane è ampiamente modulato dalle sue esperienze, come il tipo di educazione seguita (Marshall-Pescini et al., 2009). Un lavoro precedente non ha evidenziato differenze nel legame di attaccamento in cani educati per la ricerca e cani di famiglia. L’obiettivo di questo studio è quello di valutare gli effetti del training per il salvataggio nautico sul legame di attaccamento cane/uomo, confrontando i cani brevettati per il salvataggio nautico con cani non educati per alcun compito.

 Metodi di studio

Per questo obiettivo è utilizzata una versione modificata dello Strange Situation Test, inizialmente ideato per studiare il livello di attaccamento tra la madre e il bambino (Ainsworth et al., 1978). Il test consiste di 7 episodi consecutivi in cui il cane è introdotto in una stanza sconosciuta, dapprima con il suo padrone, poi alternando l’ingresso di una persona estranea con due uscite delle persone dalla stanza. Attraverso l’analisi etologica dei comportamenti registrati durante il test, è possibile elaborare degli etogrammi comportamentali. I confronti tra i gruppi sperimentali sono effettuati mediante test statistici. 

 OBIETTIVO 2: L’uso dello sguardo come richiesta di aiuto nei cani per il salvataggio nautico e i cani guida per non vedenti

 Il training seguito dai cani può modulare determinati comportamenti, come lo sguardo diretto verso l’uomo, quando si trova di fronte ad un compito irrisolvibile (Marshall-Pescini et al., 2009). L’uso dello sguardo diretto verso l’uomo e la sua alternanza sono interpretati come un tentativo di richiamare l’attenzione (Hare et al., 1998; Miklósi et al., 2000), configurandosi come una forma di comunicazione direzionale, attraverso la quale il cane richiede informazioni o aiuto. Precedenti studi hanno dimostrato che i cani educati per l’agility hanno una maggiore propensione a rivolgersi all’uomo quando sono in difficoltà, rispetto ai cani da ricerca che sono più abituati a lavorare in maniera autonoma (Marshall-Pescini et al., 2009). L’obiettivo di questo studio è quello di verificare gli effetti del training sull’uso dello sguardo nei cani per il salvataggio nautico e nei cani guida per non vedenti.

 Metodi di studio

Per questo obiettivo è utilizzato il test dell’Impossible task. La procedura sperimentale consiste di 3 procedimenti “risolutivi”, in cui il cane può ottenere del cibo posto dallo sperimentatore al di sotto di un contenitore di vetro, seguiti da un compito “senza soluzione”, della durata di 1 minuto, in cui il contenitore è bloccato su una tavola di legno. Si svolge in una stanza sconosciuta al cane nella quale sono presenti con lui il padrone e una persona estranea, fermi ai due lati del contenitore. Il comportamento dei cani è analizzato elaborando specifici etogrammi comportamentali. Il confronto tra i gruppi sperimentali è effettuato attraverso l’utilizzo di test statistici.

 OBIETTIVO 3: L’importanza della comunicazione verbale e non verbale nei cani per il salvataggio nautico.

Secondo la definizione psicologica, la comunicazione prevede uno scambio d’informazioni tra due partner, mentre la definizione etologica sottolinea il costo di tale interazione (Miklósi, 2009). In particolare, il soggetto che invia un segnale modifica il comportamento del ricevente in maniera tale da ottenerne un vantaggio, ma talvolta il vantaggio è reciproco (Krebs e Davies, 1993).

I cani sono molto abili nell’interpretare e utilizzare differenti tipi di segnali comunicativi umani (Hare et al., 1998; Miklósi et al., 1998; Agnetta et al., 2000; Soproni et al., 2001) e mostrano una particolare abilità nella comprensione, nell’interpretazione e nell’utilizzo di una vasta gamma di segnali ostensivi e referenziali della comunicazione umana, quali il contatto con gli occhi e l’alternanza dello sguardo (Hare et al., 1998), differenti tipi di gesti di puntamento (Soproni et al., 2002; Miklósi e Soproni, 2006), l’orientamento del corpo (Bräuer et al., 2006; Gácsi et al., 2009c) la marcatura di oggetti (Agnetta et al., 2000), le espressioni facciali e gli stati emotivi (Call et al., 2003; Gácsi et al., 2004; Virányi et al., 2004; Schwab e Huber, 2006). I cani per il salvataggio nautico seguono un training specifico durante il quale imparano ad eseguire comandi verbali e posturali dati dal conduttore. L’obiettivo di questo studio è quello di quantificare l’importanza che questi cani danno alla comunicazione verbale e a quella posturale.

 Metodi di studio

 La procedura sperimentale utilizzata per il raggiungimento dell’obiettivo prefissato è quella dei comandi contrastanti. Il protocollo sperimentale ideato dal laboratorio prevede diverse fasi durante le quali ai cani vengono dati specifici comandi in maniera coerente tra voce e postura; successivamente vengono impartiti gli stessi comandi in maniera incoerente tra voce e postura. L’analisi effettuata grazie all’utilizzo di test statistici permetterà di effettuare dei confronti tra i tempi di risposta durante le fasi in cui vengono dati comandi coerenti e quella in cui i comandi sono dati incoerentemente.

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