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Laboratorio di Biodiversità Animale

L’intensivo sfruttamento antropico del territorio può causare la perdita o la frammentazione degli habitat con seri rischi di estinzione stocastica e conseguente perdita di biodiversità. L’obiettivo generale del laboratorio è quello di studiare l’effetto dell’antropizzazione del territorio sulla biodiversità faunistica ai fini conservazionistici. Inoltre, attraverso lo studio delle comunità animali e l’applicazione di algoritmi di biodiversità ai fini della bioindicazione, si studia il livello di degrado ambientale di alcuni ecosistemi.

Per tali attività sono richieste forti motivazioni e spirito di adattamento e sono sconsigliate per chi soffre di ofidiofobia, aracnofobia, entomofobia, allergie polliniche, vertigini da altitudine. Inoltre, sono richieste conoscenze statistiche e informatiche di base.

Gli studi di campo sono in atto nelle provincie di Salerno (Punta Licosa), Caserta (Presenzano e Ciorlano) e Isernia (Sesto Campano).

LEPIDOTTERI

Le comunità dei lepidotteri sono legate alle risorse ambientali in diverse fasi del loro ciclo vitale e per tale motivo sono considerate ottimi indicatori delle variazioni ecologiche, essendo strettamente legate alle caratteristiche climatiche e vegetazionali dell’ambiente in cui vivono (Pollard, 1997; Pollard e Yates, 1993; Robbins e Opler, 1997). I lepidotteri rispondono velocemente alle modificazioni ambientali (Erhardt, 1985; Fox et al., 2001), pertanto risultano adatti a studi di pattern di distribuzione in relazione alle caratteristiche locali e alla struttura del paesaggio (Laurner e Murphy, 1994; Carrol e Pearson, 1998; Fleishman et al., 2000; Kerr et al., 2000).

 OBIETTIVO 1: impatto del cinghiale sulle popolazioni di lepidotteri ropaloceri.

La presenza del cinghiale sul territorio può provocare profondi sconvolgimenti sia sulle comunità animali, sia vegetali (Hone, 1995; Hone, 2002), specialmente quando la sua densità è molto alta. Ciò può avere conseguenze negative sulle colture, sulle produzioni agricole e su alcune componenti floristiche (Mackin, 1970; Andrzejewski e Jezierski, 1978; Meriggi e Sacchi, 1992). L’intensa attività di rooting può ridurre notevolmente la copertura erbacea e determinare anche l'estinzione locale di specie (Bratton, 1974; Howe et al., 1981). Howe et al., (1981) hanno dimostrato come la presenza del cinghiale riduca notevolmente la densità di invertebrati del terreno, pur non influenzando la frequenza relativa delle diverse specie; mentre altri studi hanno sottolineato l’importanza del “rooting” in aree agricole, nel prevenire le esplosioni demografiche di insetti (Mrzowski, 1966). L’obiettivo di questo studio è quello di indagare sulla possibilità che le comunità di lepidotteri possano essere influenzate dalla presenza del cinghiale sia in maniera diretta, attraverso la predazione dei bruchi, sia indiretta cambiando la struttura vegetazionale e, di conseguenza, la disponibilità di fonti di nettare e piante alimentari per le larve dei lepidotteri.

 OBIETTIVO 2: Impatto della pastorizia e dell’attività venatoria nei prati aridi sulle popolazioni di lepidotteri ropaloceri.

I prati montani sono tra gli ambienti più idonei per i Lepidotteri ropaloceri (van Swaay et al. 2006), probabilmente per la loro ricchezza in specie vegetali (Kruess and Tscharntke 2002;  Ockinger and Smith 2006; Poyry et al. 2009). In un precedente lavoro del laboratorio è stato dimostrato che l’attività di pastorizia estensiva preserva meglio le farfalle rispetto al taglio per ricavare il fieno (D’Aniello et al., 2011). L’obiettivo di questo studio è quello di valutare l’impatto antropico sulle comunità di lepidotteri ropaloceri in tre prati utilizzati ai fini di pascolo, venatorio e uso ludico, per valutare quale tipo di attività preserva meglio le farfalle.

Metodi di studio

Per gli obiettivi 1 e 2, la tecnica impiegata per i rilievi quantitativi dei lepidotteri ropaloceri è il transetto monitorato mediante GPS, durante il quale sono censiti il numero degli individui appartenenti alle singole specie, tramite riconoscimento a vista o con cattura/rilascio con retino entomologico. I dati raccolti in campo sono utilizzati per calcolare diversi algoritmi di biodiversità attraverso i quali è possibile operare i confronti delle varie aree di studio mediante test statistici.

 COLEOTTERI

I coleotteri rappresentano l’ordine più ricco di specie del mondo animale, grazie alla loro capacità di adattarsi a diversi habitat terrestri e d’acqua dolce. Questo ordine d’insetti ha un ruolo fondamentale nella trasformazione della biomassa e nel trasferimento di energia negli ecosistemi (Brown, 1991). Pertanto, conoscere le comunità di coleotteri presenti in un determinato ambiente è un fattore quasi indispensabile per studi sulla biodiversità (Makja et al., 2010).

OBIETTIVO 3: Impatti antropici nei prati aridi attraverso lo studio delle comunità di coleotteri.

I coleotteri sono tra I bioindicatori più utilizzati, specialmente i carabidi (Stork, 1990; Eyre and Luff, 2002). Inoltre, il loro studio consente di capire la struttura e la funzionalità ecologica del territorio perché sono elementi chiave degli ecosistemi (New, 2009).

L’obiettivo di questo studio è quello di valutare l’impatto di tre differenti attività antropiche: la pastorizia, la caccia e l’uso ludico, su tre prati montani attraverso lo studio della comunità di coleotteri ivi presenti.

 Metodi di studio

Per lo studio dei coleotteri è utilizzata la tecnica delle trappole a caduta, poste a livello del suolo, all’interno delle quali i coleotteri possono essere raccolti ed identificati. Le aree di studio sono georeferenziate mediante GPS. I dati raccolti in campo sono utilizzati per calcolare diversi indici di biodiversità attraverso i quali è possibile operare i confronti delle varie aree di studio mediante test statistici.

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